Breve storia del legno

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Il legno come materiale di costruzione

Il pavimento in parquet è stato riscoperto nell'ultimo decennio per la sua bellezza, naturalezza e la somma delle sue straordinarie qualità. Ciò ha portato ad una rinascita di questo bellissimo materiale naturale. Ciò è stato possibile, non in ultimo, grazie a nuove tecnologie e eccellente costruzione degli elementi di posa: non bisogna scordare che il materiale naturale legno pone anche molti problemi tecnologici. L'alta umidità dell'aria in estate e quella bassa in inverno rappresentano uno stress notevole per i pavimenti in legno. La formazione di fughe, strappi ne sono le conseguenze. 

Solo con l'invenzione del parquet prefinito (p.e. parquet a tre strati di legno controbilanciati) è stata creata la base per un parquet moderno che mantenesse la sua forma, in questo modo il naturale movimento del legno massiccio è stato ridotto a 1/3. Un altro vantaggio del parquet prefinito sta nel fatto che per i due strati inferiori vengono usati legni morbidi che crescono velocemente, mentre lo strato superiore visibile è in legni pregiati. 

Legno e acqua 

Il materiale legno richiede all'esperto di posa una diversa considerazione. La maggior parte dei materiali di lavoro sono influenzati nel loro comportamento soprattutto dalla temperatura , mentre il comportamento del legno, per quanto riguarda le variazioni volumetriche, dipende in prima linea dal contenuto di acqua nella fibra di legno. C'è chi ha affermato che l'umidità è coinvolta nel 90% delle difficoltà riscontrate con questo materiale. Per chi non tiene in considerazione la fondamentale relazione tra legno e umidità o addirittura non la conosce, questa valutazione può essere addirittura troppo ottimista. D'altro canto questo materiale regalatoci dalla natura è affascinante come pochi altri, se abbiamo acquisito la necessaria conoscenza delle sue caratteristiche fisiche. 

Prendiamoci il tempo di chiarire le più importanti relazioni e interferenze ta legno e umidità: così facendo molte domande troveranno una risposta da sè. 

Ripensando alle nostre esperienze pratiche e alle nostre conoscenze scolastiche, ci ricordiamo che il legno e „vivo“. I cassetti costruiti in legno massello che in inverno si chiudono perfettamente, in agosto improvvisamente si inceppano; o la porta massiccia di un vecchio armadio che in passato sembrava perfettamente inserita, improvvisamente è fuori posto. Gli antichi Egizi usavano cunei in legno, imbevuti di acqua, da inserire nelle crepe delle rocce per estrarre grandi blocchi di pietra. Questi sono esempi impressionanti della enorme forza che si sprigiona con la dilatazione del legno, ovvero esempi della variazione volumetrica del legno, in presenza di cambiamenti dell'umidità circostante. Bisogna sempre tenere in considerazioni queste variazioni volumetriche del legno, quando lavoriamo con questo materiale. 

Come si spiega questo comportamento? In genere come specialisti di pavimenti siamo più abituati a considerare un comportamento dipendente dal calore, ma nel caso del legno il calore ha un ruolo di minor rilievo. 

Nell'albero vivo il legno è molto bagnato. Le singole cellule del legno, ma anche le pareti cellulari contengono la massima quantità di acqua possibile (succo cellulare) e sono nello stato massima espansione. Dopo che l'albero è stato abbattuto, con il passare del tempo, la maggior parte di quest'acqua evapora, fino a quando si viene a creare uno stato di equilibrio tra l'umidità dell'ambiente e il contenuto di umidità del legno. Al contempo le cellule del legno si rimpiccioliscono, questo processo viene chiamato contrazione. Naturalmente oggi questo lento processo di essiccazione ad aria viene accelerato tramite procedure in camere di essiccazione, fino a che il contenuto di umidità non corrisponde all'umidità dell'ambiente in cui il legno troverà il suo impiego. A questo punto sono decisivi tre fattori. Primo: la capacità di assorbire umidità dall'ambiente circostante e quindi di gonfiarsi, ma anche la capacità di rilasciare umidità e quindi di restringersi resta propria del legno anche quando è stato verniciato, oliato e trattato con cera. Secondo: una importante componente dell'umidità dell'aria, ovvero l'umidità relativa dell'aria, non è mai costante. Al contrario varia anche di molto nel ciclo annuale delle stagioni. Questa umidità relativa dell'aria è predisposta dalla natura e non è influenzabile da noi (ad eccezione degli ambienti climatizzati). I fronti meteorologici portano spesso masse d'aria da zone calde, anche molto lontane, che contengono una certa umidità assoluta dell'aria. Inoltre ci sono influssi locali che possono essere di grande rilievo, p.e. dovuti alla grande umidità della vegetazione o a evaporazione di specchi d'acqua. Terzo: come fonte di nuova umidità, non desiderata e trasmessa al legno sono da tenere in considerazione gli elementi edili circostanti come massetti e/o muri troppo umidi ed altro. Questo ultimo fattore è noto a tutti, visto che si devono seguire regole e norme ben precise per garantire una base pronta per la posa, che valgono per tutti i pavimenti. Sono da tenere in considerazione la norma VOB, parte C e in particolare la DIN 18356 "lavori di posa parquet". Prima della posa si deve eseguire un controllo dell'umidità del massetto con un misuratore FMC. Bisogna anche aver cura di arieggiare bene le stanze prima, durante e dopo la posa, per far uscire una eventuale umidità residua dalla costruzione. L'influsso di questa umidità porta le cellule e le pareti cellulari ad assorbire l'umidità esterna. L'umidità del legno aumenta ed esso si espande. Bisogna precisare che l'entità di restringimento e di espansione è sempre maggiore in senso obliquo alla venatura, rispetto a quanto avviene in senso longitudinale alla nervatura. Questo è il motivo per cui il parquet in legno massiccio di vecchio stampo tende ad una accentuata formazione di fughe in inverno.

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